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Lorenzo Lotito alias Lityo

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Tre singoli usciti in pochi mesi, un quarto singolo e una cover di Battisti in uscita e l’idea di un album per il 2022
Testo: Isabella Zaffarami - Brano: L’Aquila - Lityo

Quello di chi fa musica non per professione è un mondo ricco e affascinante fatto di band, cantanti, autori, cantautori, strumentisti che con impegno e a volte con sacrifici portano avanti stili, idee, progetti che alimentano in modo importante la vita sociale e culturale del territorio e non solo. Un vero e proprio patrimonio di storie e di esperienze, particolarmente interessante e vivace anche in Umbria, ma la cui esistenza è oggi fortemente compromessa dall’emergenza sanitaria che, tra le molte altre cose, ha a lungo sospeso la possibilità di esibirsi, ma anche di suonare insieme e provare. Lityo nasce proprio in questo contesto. Per il giornalista perugino Lorenzo Lotito la pandemia e il lockdown sono stati l’occasione per trovare una rinnovata ispirazione e la motivazione e l’energia necessarie per mettersi in gioco con un nuovo e interessante progetto musicale che fa seguito ai molti già intrapresi in passato.

Lorenzo, raccontaci di Lityo.
Fino al 2019 ho fatto musica come cantante e chitarrista degli Audiosfera poi con l’arrivo della pandemia i componenti della band si sono allontanati. Le canzoni che stavo scrivendo sono rimaste così nel cassetto per un po’. Poi, trascorrendo tanto tempo in casa, ho approfittato per restaurare la mia chitarra e pian piano ho ripreso in mano quei brani rimasti incompiuti e ho iniziato a sistemarli e a dargli forma. Non mi piace lasciare le cose in sospeso, ma soprattutto credo che, per me come per molti altri, i periodi di isolamento siano stati l’occasione per riflettere su noi stessi e sulle nostre vite, ripensandone le priorità e le cose davvero importanti, da rimettere al centro. Per me la musica è certamente una di queste.

Una passione che ti accompagna sin da quando eri giovanissimo…
Sì, già da ragazzino suonavo la chitarra e mi divertivo a scrivere canzoni. Non ho mai smesso, ma negli anni sono cambiato soprattutto nel modo di scrivere musica. In particolare l’esperienza e lo studio mi hanno portato a prestare un’attenzione diversa e maggiore alle melodie. Mi piace sperimentare, provare versioni diverse. Mi affascina in particolare l’alternative rock, amo molto i Radiohead dai quali mi lascio influenzare nella scrittura dei brani. Il rock/pop è tuttavia il genere in cui mi ritrovo più frequentemente.




Come è stato fare musica in piena emergenza sanitaria?
Per me è stato quasi una riscoperta, un momento in cui ho capito l’importanza di buttarsi, di non perdere tempo, di non lasciare nulla di intentato. In questo il brano “Finché c’è vento” è in qualche modo autobiografico. A livello logistico è stato abbastanza complesso soprattutto proprio per il singolo “Finché c’è il vento” perché tutto il lavoro è stato fatto a distanza, con gli altri musicisti non ci siamo mai incontrati neanche per provare e il mix è stato realizzato da Saverio Paiella di Sottotetto Productions di Terni. Altra cosa particolare di questo brano è che mi sono divertito a realizzare il video con la tecnica del green screen giocando con immagini che a tratti passano sullo sfondo e a tratti sulla mascherina che indosso.

Sogni e progetti per il futuro?
Amo fare anche musica strumentale quindi mi piacerebbe molto scrivere una colonna sonora magari di un film o di un cortometraggio. In uscita poi c’è il quarto singolo di Lityo “Ruggine ancora” e una cover di Battisti e chissà, magari un album nel 2022.

I brani “La casa che brucia” - testo di Giovanni Dozzini - “Finché c’è il vento” e “L’Aquila” possono essere ascoltati e scaricati da tutti i digital store.

FB: lityomusic / IG: lityomusic
Lorenzo Lotito alias Lityo
   
Pubblicato in Musica
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Isabella Zaffarami

Moglie e mamma, prova a fare anche la giornalista. Molto curiosa, abbastanza coraggiosa e un po’ capricciosa. È spesso in ritardo, ma solo perché odia aspettare. Ama il giallo, le margherite, il mare e il tiramisù. Un tempo amava dormire fino a tardi, oggi ama andare a letto presto. Ama la sua città, Todi. Ama le parole, quelle già scritte e quelle ancora da scrivere.